Studioeo

Neonato spazio indipendente, Studioeo si distingue immediatamente per la sua natura ibrida. Lo spazio espositivo, che ha già ospitato la mostra collettiva Disaccordi su progetto di Massimo Bartolini a cura di Carolina Mancini e Mariateresa Lattarulo, è infatti inscindibile dallo studio artistico che lo compenetra. L’attività di Studioeo è così portata, fin dai primi passi, a interrogarsi sulla propria indole laboratoriale, aprendo le porte a interventi che spaziano dall’indagine filosofica e scientifica fino alla possibilità di organizzare cineforum sfruttando i pannelli già installati sulle pareti. Il luogo, quindi, si contraddistingue per una costante apertura e riformulazione dello spazio, che ne facilitano il dialogo con realtà parallele: workshop esterni, ad esempio, ma anche il magazine online Filtro che accompagna le attività dello spazio.


sede / spazio espositivo

Via Giacinto Bruzzesi, 25 – Milano

apertura dalle ore 18:00 alle ore 21:00 (durante il periodo del festival)

www.studioeo.altervista.org

studioeo@canaglie.org /  facebook



Orogenesi suburbana

In occasione di Spazi 2018, Studioeo decide di indagare la propria natura di spazio indipendente e laboratorio culturale creando un dialogo vivo con la realtà e la storia del quartiere in cui si trova.

Situato a sud ovest rispetto al cuore della città, lo storico quartiere popolare del Giambellino costituisce quasi un microcosmo a sé stante nella galassia urbana di Milano. L’operazione proposta da Studioeo è dolorosamente consapevole che spesso e volentieri l’arte stessa con i suoi meccanismi, le sue gallerie e il suo mercato, è fra i primi portatori,più o meno consapevoli, del germe del glamour bohémien che investe questi luoghi soffocando le realtà locali, o inserendovisi come un deus ex machina fra le molte proteste degli abitanti tutt’altro che coinvolti nell’intervento. Per questo la nostra intenzione è di ripartire da questa consapevolezza per sviluppare un approccio artistico antropologico, che non si propone di “riscrivere” o “reinterpretare” il territorio ma, prima di tutto, di imparare a leggerlo e interpretarlo secondo le dinamiche proprie, analizzandone le peculiarità, gli attriti e i meccanismi con spirito forense, appellandoci alle realtà già esistenti per testare il nostro impatto potenziale sul territorio e i suoi abitanti.

L’operazione proposta da Studioeo è dolorosamente consapevole che spesso e volentieri l’arte stessa con i suoi meccanismi, le sue gallerie e il suo mercato, è fra i primi portatori,più o meno consapevoli, del germe del glamour bohémien che investe questi luoghi soffocando le realtà locali, o inserendovisi come un deus ex machina fra le molte proteste degli abitanti tutt’altro che coinvolti nell’intervento. Per questo la nostra intenzione è di ripartire da questa consapevolezza per sviluppare un approccio artistico antropologico, che non si propone di “riscrivere” o “reinterpretare” il territorio ma, prima di tutto, di imparare a leggerlo e interpretarlo secondo le dinamiche proprie, analizzandone le peculiarità, gli attriti e i meccanismi con spirito forense, appellandoci alle realtà già esistenti per testare il nostro impatto potenziale sul territorio e i suoi abitanti.